8 Aprile 2015
COLDIRETTI, NELLE MARCHE TIENE IL VALORE DELLA TERRA

Tiene nelle Marche il prezzo della terra, che in tempi di crisi si conferma bene-rifugio, oltre che vero e proprio ammortizzatore sociale rispetto alla chiusura di piccole e media imprese artigiane e industriali. Ad affermarlo è un’analisi della Coldiretti sulla base del rapporto Inea sui valori fondiari, che nel 2013 hanno visto le quotazioni sui livelli dell’anno precedente (-0,2 per cento), con un risultato migliore di quello nazionale (-0,4 per cento) e di altre zone del Paese, come il Nord est che ha perso l’uno per cento.  Il valore medio della terra nelle Marche si attesta sui 14.100 euro ad ettaro, con significative differenze a seconda del territorio. Si va, infatti, dai 6.300 euro per acquistare un ettaro di terreno agli 11.600 euro necessari a chi vuole comperare un ettaro di campagna nelle zone collinari interne, fino ai 19.400 euro per quelle litoranee. Le attività di compravendita, sottolinea Coldiretti, restano comunque stagnanti, sia per la ritrosia di chi ha la terra a venderla, sia per le difficoltà di accesso al credito da parte dei giovani per acquistarla. Ad acquistare sono dunque principalmente i proprietari di aziende medio-grandi, dotati di liquidità e interessati ad ampliare la propria azienda, assieme a soggetti provenienti da altre attività, come rileva l’Inea. Ma la tendenza a non vendere è legata anche al nuovo contesto sociale. Con molte piccole e medie industriali e artigiane costrette a chiudere e licenziare, molti operai sono tornati a dedicarsi a tempo pieno all’azienda agricola di famiglia, con la campagna che è diventata un vero e proprio ammortizzatore sociale. Chi ha la terra, dunque, la coltiva o in ogni caso non la rende disponibile. “In tale situazione serve dunque un impegno da parte delle amministrazioni a tutti i livelli – commenta il presidente della Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante -, per difendere il patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali, con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola”.
 

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