14 Novembre 2014
COLDIRETTI, IN FUTURO MARCHE DUE CUOCHI PER OGNI OPERAIO

Nelle Marche del futuro ci saranno più di due cuochi per ogni operaio, con la crisi che ha cambiato profondamente le aspirazioni dei giovani ed ha provocato il crollo delle iscrizioni agli istituti professionali con indirizzo industriale, rispetto al boom delle scuole di enogastronomia e turismo. E’ quanto è emerso da una analisi di Coldiretti Giovani Impresa sulle iscrizioni alle prime classi scuola secondaria di secondo grado, nell’anno scolastico, nel Dossier “Nella green economy c’è lavoro per i giovani” presentato in occasione della consegna a Roma degli Oscar Green”, i premi per l’innovazione con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Quest’anno, sottolinea la Coldiretti sulla base dei dati degli uffico regionali del Miur si sono iscritti al primo anno degli istituti professionali per le produzioni industriali, la manutenzione e l’assistenza tecnica 1.073 giovani, in calo del 23 per cento rispetto a dodici mesi prima, mentre hanno optato per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera in ben 2.550, con un aumento complessivo del 13 per cento. Una tendenza confermata anche dai livelli superiori di istruzione. “Le cronache di questi mesi dimostrano che è venuta drammaticamente meno in questa regione la convinzione che l’industria possa dare a tutti un posto e i giovani hanno capito che le opportunità per tornare a crescere sono legate alla valorizzazione di quei punti di forza che sono il territorio, il turismo, la cultura, l’arte, il cibo e la cucina” sottolinea Paolo Guglielmi, delegato regionale di Coldiretti Giovani Impresa. “Occorre però garantire disponibilità di terra, che è oggi il principale ostacolo alla nascita di nuove imprese agricole, tanto che il 50 per cento delle aziende già esistenti condotte da giovani ha bisogno di disponibilità di terra in affitto o acquisizione, secondo una indagine Coldiretti/Ixè” ha aggiunto Maria Letizia Gardoni, imprenditrice marchigiane e delegata nazionale di Coldiretti Giovani Impresa. Un’opportunità in tal senso potrebbe venire dal protocollo d'intesa appena firmato dalla Conferenza delle Regioni, dal Ministero delle Politiche Agricole, l'Ismea, l'Anci e l'Agenzia del Demanio che prevede la cessione ai giovani dei terreni agricoli che fanno capo a regioni ed enti locali. Si tratta di circa 1.600 ettari di superficie agricola utilizzata censiti dall’Istat per un valore stimato, precisa la Coldiretti, di oltre 30 milioni di euro, sulla base dei valori fondiari medi in Italia. La cessione di questi terreni, continua la Coldiretti, toglierebbe a Comuni, Regioni e allo Stato il compito improprio di coltivare la terra, renderebbe disponibili risorse per lo sviluppo e la crescita del Pil ma soprattutto avrebbe il vantaggio di calmierare il prezzo dei terreni, stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole che rappresentano una leva competitiva determinante per la crescita del Paese. Dal ritorno delle terre pubbliche agli agricoltori che le coltivano possono nascere nuove imprese o, in alternativa, essere ampliate quelle esistenti.

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